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PROROGA OBBLIGO SCHEDA CARBURANTE ELETTRONICA

Secondo il Decreto approvato dal Consiglio dei Ministri il 27 giugno 2018, l’obbligo della emissione della e-fattura per l’acquisti di carburanti previsto per il 1° luglio è stato prorogato a gennaio 2019.

E’ quindi possibile utilizzare ancora il vecchio sistema delle schede carburanti timbrate fino alla fine dell’anno.

Si allega il link dell’Ufficio Stampa del Consiglio dei Ministri:

http://www.governo.it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n7/9661

info@dcacommercialisti.it

VISTO DI CONFORMITA’

Siamo prossimi alle dichiarazioni dei redditi, oggi è l’ultimo giorno per inviare le Comunicazioni IVA liquidazioni IV trimestre.

L’Agenzia delle Entrate con la circolare  28/E (link: http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/file/Nsilib/Nsi/Normativa+e+Prassi/Circolari/Archivio+circolari/Circolari+2014/Settembre+2014/Circolare+n.+28E+del+25+settembre+2014/circolare+28_E+del+25+set+2014+%282.pdf) spiega che i contribuenti che vantino crediti superiori a 15.000,00 € e li vogliano utilizzare in compensazione dei propri tributi devono OBBLIGATORIAMENTE farsi a apporre da un Professionista (commercialista, consulente del lavoro, etc.), o da un Società di Servizi (CED, CAF. etc) abilitati, il così detto VISTO DI CONFORMITA’ 

Ma che cos’è il VISTO DI CONFORMITA’ (VdC)?

Il VdC è un’attestazione che il Professionista Abilitato applica dopo un controllo della contabilità del contribuente e ovvero della registrazione a norma dei documenti contabili, dichiarando che il credito che ne scaturisce è formalmente e contabilmente corretto.

Il VdC è obbligatorio per:

  • Modello 730;
  • compensazione orizzontale dei crediti IVA superiori a 5.000,00 euro;
  • compensazione dei crediti relativi alle imposte sui redditi, addizionali, ritenute alla fonte, imposte sostitutive ed Irap per importi superiori a 15.000 euro;
  • esecuzione del rimborso del credito IVA superiore a 30.000,00 euro.

Il Professionista Abilitato è responsabile, quindi, della dichiarazione che lui stesso certificherà, ed ecco perchè l’Agenzia delle Entrate pretende un assicurazione ad HOC con l’obbligo di registrazione negli elenchi di chi è abilitato al rilascio del VdC dell’Agenzia stessa.
Di seguito il link per verificare o cercare il Professionista o la Società di Servizi abilitati:
http://www1.agenziaentrate.gov.it/servizi/abilitati730/

Si fa presente che il nostro Dottore Commercialista è abilitato al Visto di Conformità.

Per info: studiopiatti@dcacommercialisti.it

 

SPESOMETRO 1° SEM. PROROGATO AL 5 OTTOBRE

Il Comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate del 25/09/2017 ha comunicato che la scadenza dello Spesometro del 1° semestre 2017 è stata spostata dal 28/09 al 05/10 c.a. per ovviare al disagio provocato dal blocco della piattaforma informatica dell’Agenzia stessa avvenuto dal 22/09 e ripristinata oggi.

In allegato il link del comunicato

http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/file/nsilib/nsi/agenzia/agenzia+comunica/comunicati+stampa/tutti+i+comunicati+del+2017/cs+settembre+2017/cs+25092017+fatture+e+corrispettivi/180_Com.+st.+Spesometro+25.09.17.pdf

Fonte: Agenzia delle Entrate

Lavoro dipendente svolto all’estero da cittadini italiani

a cura di: Studio Dr. Paolo Soro
Fonte: Ateneoweb.com

In questo periodo, i contribuenti sono come al solito alle prese con la compilazione della dichiarazione dei redditi e l’eventuale conseguente pagamento delle imposte. Non per tutti, però, la situazione appare chiara.

Ogni anno aumenta sempre di più il numero dei cittadini italiani che si reca all’estero per lavorare alle dipendenze di un datore di lavoro locale, ma, da un punto di vista prettamente fiscale, resta residente in patria. Orbene, per tali soggetti, spesso non è affatto facile comprendere quali siano gli adempimenti cui devono provvedere e, in generale, quali eventuali obblighi abbiano nei confronti del Fisco nazionale.
Non potendo, per ovvie ragioni, analizzare in dettaglio tutte le diverse fattispecie che si possono presentare nella realtà, in questo contributo ci proponiamo di fornire le indicazioni per quei casi maggiormente a rischio di errore.

Lo spartiacque, noto oramai un po’ a tutti, per determinare il luogo di residenza è la durata del lavoro: “fino a” o “più di” 183 giorni l’anno. Questo parametro deriva dalle disposizioni generali.

Art. 117, Costituzione:
La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’Ordinamento Comunitario e dagli obblighi internazionali.

Art. 75, DPR 600/1973:
Nell’applicazione delle disposizioni concernenti le imposte sui redditi, sono fatti salvi gli accordi internazionali resi esecutivi in Italia.

Art. 169, TUIR:
Le disposizioni del presente testo unico si applicano, se più favorevoli al contribuente, anche in deroga agli accordi internazionali contro la doppia imposizione.

Si viene così a dettare una sorta di gerarchia delle fonti in cui, dopo la Costituzione, occorre far riferimento all’ordinamento comunitario, poi a quello convenzionale e infine alla legge nazionale.

Oggigiorno, è davvero raro che si vada a lavorare in un Paese con cui l’Italia non abbia in essere un Trattato contro le doppie imposizioni sulla base dello schema previsto dall’OCSE; e, per quanto concerne il reddito da lavoro dipendente,  tale Modello Convenzionale – in genere, all’art. 15 – pone l’attenzione, per l’appunto, anche sul periodo annuale di svolgimento del rapporto di lavoro ai fini di indicare il luogo di imposizione.

Torneremo più approfonditamente in seguito sull’art. 15 dell’OECD Model Tax Convention; ciò che però possiamo subito anticipare è che, purtroppo, la situazione non è solo basata sul parametro dei 183 giorni, e occorre tenere in debita considerazione anche le altre previsioni normative.

Partiamo, innanzitutto, col premettere che, in ossequio al generale concetto di capacità contributiva dettato dall’art. 53, comma 1, della Costituzione (Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva), l’Italia applica:

  • ai non residenti, il Principio della Fonte/Territorialità del reddito (tassazione in Italia per i redditi qui prodotti);
  • ai cittadini residenti, il Principio della Tassazione Mondiale (Worldwide Principle Taxation).

Orbene, in funzione a detto ultimo principio impositivo, coloro che risultano fiscalmente residenti nel Belpaese, di base, dovranno essere tassati in relazione a tutti i redditi che hanno ovunque prodotto nel mondo:
L’imposta si applica sul reddito complessivo del soggetto (art. 3, comma 1, TUIR).

In tema di imposte dirette, il richiamato Testo Unico, al successivo art. 23, indica le regole generali afferenti la territorialità, stabilendo, con riguardo in particolare ai redditi da lavoro dipendente, che gli stessi si considerano prodotti in Italia, se l’attività è svolta in Italia. Trattasi, invero, di un principio base valido per qualsiasi tipologia di reddito, la cui ratio – anche in linea con le raccomandazioni di carattere internazionale – è quella di collegare sempre i redditi, e le correlate imposte da versare, al luogo in cui vengono prodotti (Nexus Approach).

Ricordate le disposizioni concernenti l’aspetto di carattere oggettivo, occorre ora verificare la questione dal punto di vista dei soggetti percipienti.
In considerazione dell’ipotesi reddituale che qui ci occupa, è dunque necessario primariamente conoscere come si determina la residenza fiscale dei contribuenti.

A livello nazionale, l’art. 2 del TUIR dispone che, con riguardo alle persone fisiche, la residenza è il luogo in cui, per la maggior parte dell’anno (più di 183 giorni, anche non continuativi), il contribuente risulta:

  • essere iscritto all’Anagrafe della popolazione residente; o
  • avere, nel territorio dello Stato, il domicilio (ex art. 43, Codice Civile); o
  • avere, nel territorio dello Stato, la residenza (sempre, ex art. 43, Codice Civile).

La congiunzione “o” sta a indicare che basta il verificarsi anche di uno solo dei suddetti requisiti, perché operi la presunzione di legge (non suscettibile di prova contraria), in base alla quale il soggetto sarà obbligatoriamente considerato residente fiscalmente in Italia e, quindi, assoggettato al prima richiamato Worldwide Principle Taxation: obbligo di dichiarare in Italia tutti i redditi ovunque prodotti nel mondo.

Dando uno sguardo alla situazione internazionale, è l’art. 4 del Modello Convenzionale OCSE a fornire le indicazioni sui metodi da seguire per stabilire la residenza fiscale dei cittadini, laddove un individuo risulti residente in entrambi i Paesi Contraenti. Il suo status si determina, nell’ordine:

  • Paese presso il quale ha un’abitazione permanente a disposizione; se la possiede in entrambi i Paesi, quello dove ha le relazioni economiche prioritarie (gli interessi economici prevalgono sugli affetti familiari – Cassaz. Sez. Trib. 6501/2015)
  • Qualora il Paese nel quale egli abbia il suo centro di interessi non possa essere determinato, o qualora egli non abbia un’abitazione permanente in alcuno dei Paesi, deve essere ritenuto residente solamente nel Paese nel quale egli soggiorna abitualmente (per l’accertamento della dimora si prenderanno in esame i consumi/utenze)
  • Qualora egli soggiorni abitualmente in entrambi o in nessuno dei due Paesi, deve essere ritenuto residente solamente nel Paese del quale è cittadino (il criterio della cittadinanza, dunque, solo in subordine rispetto all’abitazione permanente, agli interessi economici e alla dimora)
  • Qualora egli sia cittadino di entrambi o di nessuno dei Paesi, le Autorità competenti dei Paesi Contraenti devono risolvere la questione mediante un accordo reciproco (M.A.P. – Mutual Agreement Procedure).
    Fatta questa panoramica generale sulla normativa di riferimento nazionale e internazionale, cerchiamo ora di inquadrare con precisione il nocciolo del problema.

Come premesso, l’ipotesi in discussione concerne quali siano gli eventuali adempimenti a cui sono obbligati, nei confronti dell’Erario nazionale, quei cittadini italiani che abbiano lavorato, durante lo scorso anno 2016, all’estero (esempio: Inghilterra, Stato con il quale è in essere un Trattato Bilaterale sulla base del Modello Convenzionale OCSE), alle dipendenze di un datore di lavoro locale; dando ovviamente per scontato che, in Inghilterra, chi di dovere abbia eventualmente già provveduto.

Ebbene, l’anzidetto art. 15 del Trattato stabilisce che:
(per facilitare la comprensione della norma, sostituiamo i termini originali di “Paese Contraente” con quelli propri della rispettiva nazione relativa al nostro esempio)

  1. I salari, le paghe e le altre forme di remunerazione simili ottenute da un residente fiscale italiano con riferimento a un contratto di lavoro dipendente, devono essere tassate solamente in Italia, a meno che il rapporto di lavoro non sia esercitato in Inghilterra.

Dunque, sulla scorta di questo primo comma, se un reddito di lavoro dipendente è prodotto in Italia da un soggetto che (in base al citato art. 2 del TUIR) è fiscalmente residente in Italia, perché, per più di 183 giorni nell’anno, è iscritto all’Anagrafe nazionale (e non all’AIRE – Associazione Italiani Residenti all’Estero), o ha in Italia il domicilio, o la residenza (ex art. 43 del Codice Civile), detto reddito dovrà essere tassato SOLAMENTE in Italia. Questa specifica previsione, però, non si applica, se invece il rapporto di lavoro si è svolto in Inghilterra.

Attenzione: la norma non dice che, laddove il rapporto di lavoro sia svolto in Inghilterra, il reddito dovrà essere tassato esclusivamente in Inghilterra.

Ergo, in questo secondo caso (cittadino italiano, fiscalmente residente in Italia con reddito da lavoro dipendente svolto in Inghilterra), dovremo andare ad applicare le altre disposizioni di riferimento (nazionale e convenzionale) già in precedenza evidenziate.

Ebbene, il residente fiscale italiano, in quanto soggetto al Principio della Tassazione su base mondiale, dovrà così dichiarare anche in Italia i redditi prodotti in Inghilterra; naturalmente, nei limiti del concetto di capacità contributiva (ex art. 53 della Costituzione), ovvero facendo valere il credito per le imposte già pagate in Inghilterra a titolo definitivo. Precisiamo che sono tali quei tributi divenuti “irripetibili”, nel senso che non devono più essere suscettibili di modifiche a favore del contribuente, né di eventuali rimborsi.

L’aspetto è disciplinato dall’art. 165, del TUIR, che, al comma 1, precisa:
In deroga alla determinazione su base analitica, se alla formazione del reddito complessivo concorrono redditi prodotti all’estero, le imposte ivi pagate a titolo definitivo su tali redditi sono ammesse in detrazione dall’imposta netta dovuta fino alla concorrenza della quota d’imposta corrispondente al rapporto tra i redditi prodotti all’estero e il reddito complessivo.

Da notare che, conformemente al dispositivo del sopra menzionato comma 1, dell’art. 15, del Modello Convenzionale, deriva altresì che se, al contrario, il cittadino italiano in questione fosse stato fiscalmente residente in Inghilterra, il reddito in parola (svolto in Inghilterra) avrebbe subito la tassazione solamente in Inghilterra.

Dopo di che, a delimitare la previsione del comma 1, interviene il successivo comma 2, il quale stabilisce che:

  1. La remunerazione ottenuta da un residente fiscale italiano con riferimento a un contratto di lavoro dipendente svolto in Inghilterra, deve essere tassata solamente in Italia, se:
    • colui che riceve la remunerazione è presente in Inghilterra per un periodo o per periodi non superiori a 183 giorni complessivamente nell’anno; e
    • la remunerazione è pagata da, o per conto di, un datore di lavoro che non è residente in Inghilterra; e
    • la remunerazione non origina da una stabile organizzazione, o da una base fissa, di cui il datore di lavoro disponga in Inghilterra.

Attenzione: in questo caso, la congiunzione “e” impone che le sopra riportate condizioni non siano alternative fra loro, ma si verifichino necessariamente tutte e tre.

Dunque, nel caso in cui non sussistano contemporaneamente tali condizioni, la tassazione potrà essere di tipo concorrente nei due Stati. In pratica, sia l’Italia che l’Inghilterra potranno tassare tale reddito.

In “soccorso” di tali contribuenti, interviene l’art. 51, comma 8-Bis, del TUIR:
Il reddito derivante dall’attività prestata all’estero, in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto di lavoro, da dipendenti che nell’arco dei dodici mesi ivi soggiornano per un periodo superiore ai 183 giorni, è determinato sulla base delle retribuzioni convenzionali.

Attenzione anche qui al dettato letterale della norma:

  • Continuità, l’incarico deve essere stabile, ossia non di tipo occasionale (la durata effettiva, qui, non c’entra: potrà al limite assumere solo un carattere indiziario secondario)
  • Esclusività, la prestazione di lavoro all’estero deve costituire l’unica attività affidata al dipendente, e non essere meramente accessoria o strumentale rispetto allo svolgimento di altre eventuali mansioni eseguite in Italia
  • Durata, il parametro dei 183 giorni, qui, non è riferito all’anno ma, genericamente, a dodici mesi; dunque, potrà conteggiarsi anche a cavallo di due anni.

Gli importi concernenti le retribuzioni convenzionali vengono rideterminati ogni anno con decreto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze (per l’anno 2016, trattasi del DM 25/01/2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale N. 24 del 30 gennaio 2016).

Senza volere, in questa sede, addentrarci troppo in dettagli di carattere pratico, rammentiamo solo che, in sostanza, la fascia di retribuzione imponibile verrà determinata sulla base del raffronto con lo scaglione della retribuzione nazionale corrispondente (Circ. INPS 72/1990).

In conclusione, riassumendo i vari concetti esposti, avremo le seguenti differenti situazioni:

I) Cittadino italiano, fiscalmente residente in Italia, che ha svolto nel 2016 lavoro dipendente in Inghilterra, alle dipendenze di un datore di lavoro locale, per un periodo non superiore a 183 giorni nell’anno = tassazione esclusiva in Italia

II) Cittadino italiano, fiscalmente residente in Italia, che ha svolto nel 2016 lavoro dipendente in Inghilterra, alle dipendenze di un datore di lavoro locale, per un periodo superiore a 183 giorni nell’anno = tassazione concorrente sia in Inghilterra che in Italia (in genere: retribuzioni convenzionali e redditi dichiarati nel Quadro RC del Modello Unico, ovvero nel Quadro G4 del Modello 730)

III) Cittadino italiano, fiscalmente residente in Inghilterra, che ha svolto nel 2016 lavoro dipendente in Inghilterra, alle dipendenze di un datore di lavoro locale, = tassazione esclusiva in Inghilterra (ecco perché, laddove ovviamente sussistano i presupposti di legge, è fortemente raccomandato richiedere, fin dal principio, l’iscrizione all’AIRE).

La Camera approva la proroga della rottamazione delle cartelle al 21 aprile

Il 16 marzo scorso la commissione Ambiente alla Camera, nell’ambito dell’esame del Ddl sisma ha prorogato al 21 aprile 2017 il termine per la definizione agevolata delle cartelle Equitalia. La presentazione dell’istanza di adesione, quindi, passa dal termine originario del 31 marzo 2017 a quello del 21 aprile.

Oltre a questo termine, slitta anche quello per gli agenti della riscossione che devono comunicare la liquidazione degli importi, che passa dal 31 maggio al 15 giugno 2017.

FONTE:  AteneoWeb S.r.l.

per info sulla Rottamazione delle cartelle Equitalia inviare una mail a dca@dcacommercialisti.it

SCADENZE FISCALI 2017

FONTE: http://www.informazionefiscale.it/Scadenze-fiscali-2017-scadenzario-date

Scadenze fiscali 2017: ecco tutte le date da ricordare nel nuovo anno.

Le scadenze fiscali 2017 sono caratterizzate, innanzitutto, dalle novità in materia di adempimenti IVA. Il Decreto Legge 193/2016, com’è noto, ha introdotto il nuovo spesometro trimestrale (ridotto solo per il 2017) e le comunicazioni IVA delle liquidazioni (subito trimestrali sin dal 2017).

Altra novità importante è rappresentata dalle scadenze fiscali 2017 relative alla rottamazione Equitalia: il 28 febbraio scadrà il termine per l’informativa che Equitalia dovrà inviare ai contribuenti per informarli dell’affidamento o meno di un determinato carico; entro il prossimo 31 marzo 2017, invece, occorrerà presentare la domanda di adesione agevolata tramite modulo DA1.

Tra le scadenze fiscali 2017 occorre sottolineare i cambiamenti nello scadenzario di giugno: addio al tax day, dal 2017 acconto IMU TASI al 16 e imposte Irpef, Ires e Irap al 30 giugno.

Ecco le scadenze fiscali 2017 con le date principali da ricordare mese per mese.

Scadenze fiscali gennaio 2017: invio dati sistema TS

Il mese di gennaio 2017 si caratterizza per le scadenze fiscali di fine mese, con particolare riferimento all’invio dati al sistema TS – Tessera Sanitaria.
L’obbligo riguarda non solo i mediti chirurghi e odontoiatri ma anche le strutture sanitarie che dal 2016 comprendono quelle autorizzate. Tali contribuenti devono trasmettere al Sistema Tessera Sanitaria le spese sanitarie sostenute dai cittadini per consentire all’Agenzia delle Entrate la compilazione del modello 730 precompilato.

Ricordiamo a questo proposito che l’invio dati al sistema TS è stato oggetto di apposita proroga al 9 febbraio.

A questo proposito ricordiamo che ogni cittadino che abbia compiuto 16 anni di età (in caso di età inferiore, il tutore o rappresentante legale) può comunque decidere di non rendere disponibili all’Agenzia delle Entrate questi dati (o alcuni di essi) e di non farli inserire nel modello 730 precompilato. Di conseguenza, nel caso in cui si fosse fiscalmente a carico di un familiare, quest’ultimo non visualizzerà le informazioni su spese sanitarie e rimborsi per cui sia fatta “opposizione all’utilizzo”.

Ecco come fare opposizione: Istruzioni per l’opposizione all’utilizzo dei dati delle spese sanitarie nel modello 730 precompilato

Scadenze fiscali febbraio 2017: dichiarazione IVA annuale e informativa Equitalia

Il mese di febbraio 2017 si caratterizza per due importanti scadenze fiscali, entrambe il 28.

Innanzitutto la dichiarazione IVA annuale relativa al periodo d’imposta 2016, da quest’anno staccata dalla dichiarazione dei redditi modello Unico e presentabile solo in forma unificata. Dal prossimo anno – con riferimento al periodo d’imposta 2017 – la scadenza si sposterà al 30 aprile.

Sempre entro il 28 febbraio Equitalia dovrà inviare ai contribuenti un’informativa per comunicare i carichi affidati all’ente di riscossione entro il 31 dicembre 2016. Ricevuta questa informativa, i contribuenti potranno decidere se presentare domanda di adesione agevolata entro il 31 marzo 2017.

Scadenze fiscali marzo 2017: certificazione unica, saldo IVA annuale e rottamazione Equitalia

Le scadenze fiscali 2017 hanno un mese particolarmente fitto a marzo.

Partiamo dalla certificazione unica ex cud:

  • entro il 7 marzo 2017 i sostituti d’imposta (datori di lavoro e/o committenti) devono inviare telematicamente all’Agenzia delle Entrate le certificazioni uniche ex cud dei redditi di lavoro dipendente e da pensioni ovvero i redditi interessati dal modello 730 precompilato. Anche quest’anno la certificazione unica ex cud dei lavoratori autonomi non interessati dal modello 730 precompilato potrà essere inviata entro la scadenza del modello 770/2017 (31 luglio);
  • entro il 31 marzo 2017 i sostituti d’imposta – datori di lavoro e committenti – dovranno consegnare ai propri dipendenti/collaboratori le certificazioni dei redditi e dei compensi erogati nel 2016.

Tra le scadenze fiscali di marzo 2017 appare particolarmente significativa quella della presentazione delle domande di rottamazione delle cartelle di pagamento Equitalia (“domanda di adesione agevolata tramite modulo DA1”).
In questo caso occorre segnare con il rosso la data del 31 marzo 2017.

Entro il 16 marzo occorre ricordarsi la scadenza del saldo annuale IVA, tenendo comunque presente la possibilità di differirlo sino al 30 giugno 2017 con maggiorazione dello 0,40% per ogni mese o frazione di mese.

Scadenze fiscali aprile 2017: spesometro annuale contribuenti IVA mensili e trimestrali

Le scadenze fiscali del mese di aprile 2017 sono caratterizzate dallo spesometro annuale per i contribuenti IVA mensili e trimestrali.

Le scadenze, come negli anni passati, sono due:

  • 10 aprile spesometro annuale per i contribuenti IVA mensili;
  • 20 aprile spesometro annuale per i contribuenti IVA trimestrali.

Si ricorda, inoltre, che dal 15 aprile l’Agenzia delle Entrate metterà a disposizione dei contribuenti le dichiarazioni dei redditi modello 730 e modello Unico precompilati.

Scadenze fiscali maggio 2017: comunicazione liquidazioni IVA e comunicazione conteggi rottamazione Equitalia

Tra le scadenze fiscali di maggio 2017 esordiscono i nuovi adempimenti IVA introdotti dal Decreto Legge 193/2016: entro il 31 maggio, infatti, occorre inviare la comunicazione liquidazioni IVA del primo trimestre 2017 (per lo spesometro trimestrale l’esordio è soft poiché i primi due trimestri dell’anno vanno comunicati insieme entro il 25 luglio).

Sempre entro il 31 maggio Equitalia invierà ai contribuenti che hanno presentato domanda di adesione agevolata i conteggi effettuati con gli importi delle rate da versare per la rottamazione.

Scadenze fiscali giugno 2017: addio tax day

Arriviamo alle scadenze fiscali di giugno 2017, mese caldo in tutti i sensi per i contribuenti italiani.

Dal 2017 addio al tax day:

  • il 16 giugno c’è la scadenza delle imposte sulla casa IMU e TASI;
  • posticipata al 30 giugno, invece, la scadenza dei versamenti da dichiarazione dei redditi modello Unico Irpef, Ires e Irap.

Scadenze fiscali luglio 2017: spesometro semestrale 2017, modello 730 e modello 770

Luglio è un altro mese molto intenso per le scadenze fiscali 2017.

Innanzitutto due date da segnare con il rosso sullo scadenzario fiscale di coloro che dovranno compilare ed inviare il modello 730 precompilato ovvero ordinario:

  • entro il 7 luglio 2017 caf e intermediari devono inviare almeno l’80% dei modelli 730 precompilati dei propri clienti;
  • entro il 24 luglio (il 23 è domenica) è la nuova scadenza lunga per il modello 730 precompilato (sempre a patto che l’80% dei modelli sia stato trasmesso entro il 7 luglio).

Le scadenze fiscali 2017 del mese di luglio proseguono con lo spesometro semestrale: entro questa data occorre inviare la comunicazione polivalente con fatture emesse e ricevute ai fini IVA per le operazioni dei primi sei mesi. Si tratta di una parziale deroga alla nuova disciplina introdotta dal D.L. 193/2016 e valida solo per il 2017.

A fine luglio chiudiamo questa rassegna di scadenze fiscali estive con il modello 770/2017. A questo proposito ricordiamo che in questa data vi è anche la scadenze per l’invio telematico delle certificazioni uniche dei lavoratori autonomi non interessati alla compilazione del modello 730 precompilato.

Sospensione scadenze fiscali 2017

Dal 1° agosto al 4 settembre 2017 sono sospesi tutti i termini e le scadenze relative a documenti e pagamenti di carattere fiscale.

Scadenze fiscali settembre 2017: comunicazione liquidazioni IVA II trimestre 2017

Tra le scadenze fiscali 2017 di settembre segnaliamo la scadenza delle comunicazioni delle liquidazioni IVA relative al II trimestre 2017.

Scadenze fiscali ottobre 2017: invio dichiarazione dei redditi modello Unico

Nel 2017 il 30 settembre – scadenza naturale per la trasmissione telematica della dichiarazione dei redditi – cade di sabato.
Di conseguenza, la scadenza 2017 per l’invio della dichiarazione dei redditi è il 2 ottobre.

Scadenze fiscali novembre 2017: secondo acconto imposte e spesometro/comunicazione liquidazione IVA trimestrali

Novembre si caratterizza per le scadenze fiscali 2017 del secondo acconto di imposte e contributi (Irpef, Ires, Irap, Inps, ecc.) al 30 del mese.

Entro la stessa data occorre inviare telematicamente lo spesometro e la comunicazione delle liquidazioni IVA trimestrali (primo invio “a regime” del 2017).

Scadenze fiscali dicembre 2017: saldo IMU TASI e acconto IVA

Due le scadenze fiscali 2017 dell’ultimo mese dell’anno:

  • entro il 16 dicembre occorre procedere con il pagamento del saldo IMU TASI;
  • entro il 27 dicembre occorre versare l’acconto IVA 2017.

Sul sito dell’Agenzia delle Entrate tutte le scadenze nel dettaglio: http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/Nsilib/Nsi/Strumenti/Scadenzario/Scadenzario+esteso/

Simulazione del calcolo ISEE online sul sito dell’INPS

Il sito dell’INPS ha messo a disposizione uno strumento per il calcolo simulato dell’ISEE per permettere così al cittadino di verificare in anticipo la propria situazione economica famigliare per poter accedere alle prestazioni sociali agevolate.
La simulazione può essere effettuata tramite questo link.

Si ricorda che l’indicatore della simulazione non costituisce né sostituisce l’ISEE.

Fonte: AteneoWeb S.r.l.

Per info su ISEE inviare e-mail a dca@dcacommercialisti.it

IL CONTRATTO DI LOCAZIONE NON REGISTRATO E’ NULLO

La Terza sezione Civile della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25503 del 13 dicembre 2016, ha chiarito che un contratto di locazione non registrato è giuridicamente nullo.

La vicenda ha visto protagonista il proprietario di un immobile che chiedeva la risoluzione del contratto di locazione stipulato ed il risarcimento del danno da illegittima occupazione in quanto la conduttrice non aveva mai versato il canone di locazione. La conduttrice si era costituita eccependo di non avere mai stipulato alcun contratto di locazione, ma solo di averne concordato la futura stipula.

Per info e per la registrazione dei contratti di locazione inviare mail a dca@dcacommercialisti.it

Fonte: AteneoWeb S.r.l. – http://www.cortedicassazione.it