Unico affidato al professionista: ne va verificato l’effettivo invio

Per escludere ogni profilo di negligenza, bisogna provare di aver controllato l’operato del consulente o di essere stato vittima di un comportamento fraudolento da parte sua.

L’affidamento a un commercialista del mandato a trasmettere per via telematica la dichiarazione dei redditi alla competente Agenzia delle Entrate non esonera il soggetto tenuto alla relativa presentazione dal vigilare affinché tale mandato sia puntualmente adempiuto. È infatti preciso obbligo del contribuente quello di far sì che la dichiarazione sia correttamente e fedelmente compilata e tempestivamente presentata.

Questo, in sintesi, il principio di diritto ribadito dalla Cassazione nell’ordinanza n. 11832 del 9 giugno 2016.

Fonti: ateneoweb.com; fiscooggi.it

LE NUOVE SCADENZE DI UNICO 2016 DOPO LA PROROGA

Salvo quanto precisato in seguito per i soggetti interessati dalla proroga, il 16 giugno 2016 scade il termine per effettuare i versamenti derivanti dalla dichiarazione dei redditi 2015. I versamenti possono essere effettuati entro il 18 luglio 2016 con la maggiorazione dello 0,40% (il 16 luglio cade di sabato).
Il pagamento non va effettuato se l’importo a debito, riferito alla singola imposta, è inferiore o uguale a 12 euro, per le somme dovute a titolo di IRPEF e addizionali, o a 10,33 euro per le somme da versare a titolo di IVA.

Tabella riepilogativa dei versamenti (termini ordinari per soggetti non interessati dagli studi di settore)

Modello IVA
(presentato in forma autonoma)
16.03.2016
Senza maggiorazione dello 0,4%
Modello IVA
(presentato in forma unificata)
16.03.2016
Senza maggiorazione dello 0,4%
16.06.2016
Con maggiorazione dell’1,20% (3 x 0,40%)
18.07.2016
Con maggiorazione dell’1,60% (4 x 0,40%)
Unico PF 2016
e Unico SP 2016
16.06.2016
18.07.2016
Con maggiorazione dello 0,40%
Unico SC 2016
Entro il giorno 16 del 6° mese successivo a
quello di chiusura del periodo di imposta oppure, per i soggetti IRES che approvano il bilancio oltre 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio, entro il giorno 16 del mese successivo alla data di approvazione del bilancio o del termine ultimo di approvazione
Entro i 30 giorni successivi
Irap 2016
16.06.2016
18.07.2016
Con maggiorazione dello 0,40%

I versamenti dovuti a titolo di saldo e di primo acconto possono essere rateizzati in rate mensili (entro il mese di novembre) di pari importo e con l’aggiunta di interessi nella misura del 4% annuo.

Le rate mensili scadono:

  • entro la fine di ciascun mese per i soggetti privati;
  • entro il giorno 16 di ciascun mese per i titolari di partita IVA.

Ricordiamo che tutti gli adempimenti ed i versamenti fiscali in scadenza dal 1° al 20 agosto di ogni anno possono essere effettuati entro il giorno 20 dello stesso mese, senza alcuna maggiorazione; poiché quest’anno il 20 agosto cade di sabato, il termine è posticipato al 22 agosto.
I versamenti derivanti dal modello 730 vengono liquidati con la retribuzione di competenza del mese di luglio (agosto o settembre per i pensionati).

La proroga dei versamenti per i soggetti che esercitano attività per le quali sono stati approvati gli studi di settore

Con un DPCM attualmente in corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, anche quest’anno è stata prevista una proroga dal 16 giugno al 6 luglio 2016, del termine per effettuare i versamenti derivanti dalla dichiarazione dei redditi, dalla dichiarazione Irap e dalla dichiarazione unificata annuale da parte dei contribuenti che esercitano attività economiche per le quali sono stati elaborati gli studi di settore.
Dal 7 luglio e fino al 22 agosto 2016 i versamenti possono essere eseguiti con la maggiorazione, a titolo di interesse, pari allo 0,40%.

In mancanza di ulteriori dettagli, riteniamo debbano applicarsi gli stessi criteri già adottati negli anni passati e quindi la proroga dovrebbe riguardare tutti i soggetti che esercitano attività per le quali sono stati approvati gli studi di settore, compresi coloro che presentano cause di inapplicabilità o esclusione dagli stessi, compresi i soggetti che adottano il regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e i lavoratori in mobilità, i soggetti che determinano il reddito forfettariamente nonché i soci di società di persone e di società di capitali in regime di trasparenza.

Nel momento in cui scriviamo non sono disponibili ulteriori elementi ma riteniamo possa essere considerato attendibile il prospetto riepilogativo che segue (e che sarà oggetto di aggiornamento o conferma non appena sarà disponibile il testo del DPCM):

Riepilogo scadenze

Contribuenti assoggettati a studi disettore

Contribuenti NON assoggettati a studi di settore
Versamento saldo e primo acconto (integrale o prima rata)
6 luglio 2016
16 giugno 2016
In caso di pagamento a rate, la seconda rata avrà scadenza 16 luglio 2016 per i contribuenti titolari di partita IVA e 31 luglio 2016 per i contribuenti non titolari di partita IVA
Versamento saldo e primo acconto con maggiorazione 0,4% (integrale o prima rata)
22 agosto 2016
18 luglio 2016
In caso di pagamento a rate, la seconda rata avrà scadenza 16 settembre 2016 per i contribuenti titolari di partita IVA e 31 agosto 2016 per i contribuenti non titolari di partita IVA

 

Fonte: Ateneoweb.com

MODIFICHE ALLA DISCIPLINA DEI VOUCHER LAVORO

Comunicazione all’ispettorato del lavoro, dell’inizio della prestazione di lavoro accessorio – voucher lavoro – 60 minuti prima, nuove regole per il settore agricolo
Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare un decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive al decreto c.d. Jobs Act (dlgsv  15 giugno 2015, n. 81 emanato in attuazione della legge delega n. 183 del 2014)

Il testo del comunicato stampa emanato alla fine della seduta annuncia che le modifiche apportate in relazione alla normativa sul lavoro accessorio (i cosiddetti voucher) sono essenzialmente due:

1)  La prima modifica è volta a garantire la piena tracciabilità dei voucher. Mutuando la procedura già utilizzata per tracciare il lavoro intermittente, si prevede che i committenti imprenditori non agricoli o professionisti, che ricorrono a prestazioni di lavoro accessorio sono tenuti, almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione di lavoro accessorio, a comunicare alla sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro, mediante sms o posta elettronica, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione. I committenti imprenditori agricoli sono tenuti a comunicare, nello stesso termine e con le stesse modalità di cui al primo periodo, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione con riferimento ad un arco temporale non superiore a 7 giorni. In caso di violazione degli obblighi di comunicazione si applica la medesima sanzione prevista per il lavoro intermittente ovvero la sanzione amministrativa da euro 400 a 2.400 euro in relazione a ciascun lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione. Si specifica, inoltre, che, trattandosi di violazione non sanabile a posteriori, non si applica la procedura di diffida di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124.

2) La seconda esclude il settore agricolo dall’applicazione del limite imposto ai committenti imprenditori, i quali possono avvalersi di prestazioni di lavoro accessorio per compensi non superiori a 2.000 euro per ciascun committente. L’esclusione è motivata dal fatto che l’utilizzo del lavoro accessorio in agricoltura è già soggetto, oltre al limite generale dei 7.000 euro per lavoratore, anche ad ulteriori limiti secondo i quali in agricoltura il lavoro accessorio è utilizzabile nell’ambito delle attività agricole di carattere stagionale effettuate da pensionati e da giovani con meno di venticinque anni se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado o in qualunque periodo dell’anno se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso l’università e per le attività agricole svolte a favore dei piccoli produttori agricoli (che nell’anno solare precedente hanno realizzato o, in caso di inizio di attività, prevedono di realizzare, un volume d’affari non superiore a 7.000 euro).

fonte: FISCOeTASSE.com

per informazioni

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CHI DEVE RESTITUIRE GLI 80,00 € DEL BONUS

Il bonus spetta esclusivamente a chi possiede redditi complessivi; quindi non solo a chi ha solo il reddito da lavoro dipendente, o assimilato, ma anche a chi oltre ad essi ha altri redditi quali: canoni di affitto, compresi anche quelli con cedolare secca, redditi di pensione e redditi diversi (es. prestazioni occasionali); compresi tra gli 8.000 e i 26.000 euro lordi annui . Questo significa che chi ha percepito redditi aggiuntivi  che non risultano al datore di lavoro, potrebbe risultare avere un reddito complessivo maggiore rispetto alla soglia massima dei 26.000 euro previsti. Con la dichiarazione dei redditi, perciò, dopo aver fatto la somma dei vari redditi, il bonus deve essere ricalcolato su questo importo e, se è stato percepito senza averne diritto, dovrà essere restituito integralmente o parzialmente.

La restituzione del bonus riguarda anche tutti coloro che, a fine anno, si sono ritrovati con un reddito al di sotto della soglia degli 8.000 euro e che, quindi, potrebbero aver percepito il bonus pur non avendone diritto, anche se il provvedimento va a gravare ulteriormente su una fascia di popolazione già disagiata economicamente.

Dal calcolo del reddito complessivo, ai fini del bonus, va escluso il reddito derivante dall’abitazione principale e relative pertinenze (garage, cantina, etc), nonché il reddito derivante da somme percepite a titolo di incrementi di produttività (detassazione).

Per informazioni inviare mail a:
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